	{"id":2621,"date":"2015-05-11T16:02:55","date_gmt":"2015-05-11T16:02:55","guid":{"rendered":"https:\/\/andreariccardi.it\/un-giusto-per-aleppo-questa-citta-era-un-ponte-tra-due-mondi-2\/"},"modified":"2015-10-30T08:47:30","modified_gmt":"2015-10-30T07:47:30","slug":"un-giusto-per-aleppo-questa-citta-era-un-ponte-tra-due-mondi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreariccardi.it\/en\/un-giusto-per-aleppo-questa-citta-era-un-ponte-tra-due-mondi\/","title":{"rendered":"Un giusto per Aleppo. Questa citt\u00e0 era un ponte tra due mondi"},"content":{"rendered":"<div>Su Aleppo non ci sono novit\u00e0, se non negative. La citt\u00e0 \u00e8 un ammasso di rovine: divisa in due, come una Berlino d\u2019Oriente. Non \u00e8 un muro a dividere le due parti, ma la frontiera mobile della violenza che si sposta sotto le pressioni contrastanti dei governativi e della composita &#8220;opposizione&#8221;: \u00abRibelli e lealisti sono cos\u00ec vicini che si insultano mentre si sparano\u00bb, testimonia un libro di Francesca Borri, che \u00e8 stata sui luoghi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La citt\u00e0 muore sotto i feroci bombardamenti: i terrificanti bidoni governativi che cadono dal cielo o i missili dei guerriglieri. In mezzo c\u2019\u00e8 un popolo intrappolato, in queste condizioni dal 2012. Chi pu\u00f2 fugge. I cristiani lasciano la citt\u00e0. Si smarrisce per sempre il carattere di &#8220;luogo della convivenza&#8221;, tipico di Aleppo per tanti secoli. Aleppo era un &#8220;ponte&#8221;, tra Oriente e Occidente, tra mondi: un monumento umano sulla Via della Seta. Tanti passavano per qui &#8211; da Alessandro Magno ai mercanti di tutti i secoli &#8211; sulla via che congiungeva mondi diversi. La cittadella, dall\u2019alto, sembrava custodire un\u2019imponente stratificazione di civilt\u00e0, che aveva creato uno &#8220;spirito di Aleppo&#8221;, dolce, tollerante, attivo, capace di mediare tra civilt\u00e0 e realizzare incontri inediti. Ora tutto \u00e8 in frantumi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Povera Aleppo! Che rimane? Ricordo nel 1986, il vescovo melkita Edelby, che era stato padre conciliare: mi conduceva per le vie del quartiere cristiano spiegandomi angolo dopo angolo, le tante chiese: una diversa dall\u2019altra, ma in pace tra loro. \u00c8 morto da anni. La vita gli ha risparmiato di vedere la distruzione della sua citt\u00e0 e la sua bella cattedrale sventrata. Mi port\u00f2 a visitare il palazzo degli Antaki, un\u2019antica famiglia cristiana: uno scrigno di arte, un pezzo di storia. Ho incontrato, recentemente, una giovane Antaki che lavorava in un campo di rifugiati siriani in Libano. Portava qualcosa della grazia di Aleppo. Questa citt\u00e0, durante la prima guerra mondiale, aveva salvato tanti armeni perseguitati. Ora la rovina dell\u2019antica cattedrale ne \u00e8 l\u2019emblema. E non sono solo le strade e i monumenti a essere colpiti. Poveri bambini, a scuola sotto le bombe. E quanto dolore nascosto, sopportato dagli aleppini di tutte le religioni, che ormai non si chiedono pi\u00f9 quale sar\u00e0 il loro futuro: basta sopravvivere per il giorno dopo. S\u00ec, povera Aleppo!<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dieci mesi fa, ho lanciato un appello per Aleppo, che ha ricevuto tante adesioni: creiamo una zona di non combattimento attorno a Aleppo! Bisogna salvare la citt\u00e0. L\u2019inviato dell\u2019Onu l\u2019ha fatto proprio. Ma tutto sembra fermo. Il possibile diventa impossibile. Niente si muove. Le forze in campo sono prese da logiche bellicose (piccole ma tremende).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>I grandi Paesi giocano la loro partita a scacchi sulla Siria, senza il coraggio dell\u2019umanit\u00e0, che li avrebbe riscattati da tanti errori. Impietriti nelle loro politiche, non hanno l\u2019audacia e la generosit\u00e0 di un\u2019iniziativa, che sottrarrebbe la seconda pi\u00f9 importante citt\u00e0 della Siria alla fine. Continua qualche stanca liturgia onusiana e internazionale. Ma c\u2019\u00e8 fretta! Le ore di Aleppo non rimangono molte.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Si sa quale sar\u00e0 il futuro. Quali i passaggi per arrivarci non \u00e8 chiaro: cedimento dei governativi o vittoria delle opposizioni o del sedicente califfato o infine stallo logorante? Che importa? Intanto gli aleppini muoiono con la loro citt\u00e0. Con loro per\u00f2 muore la credibilit\u00e0 di tanti Paesi e della comunit\u00e0 internazionale. Possibile che non si sia trovato un governo, capace di prendere in mano questa matassa aggrovigliata, realizzando un\u2019iniziativa generosa, capace di spaccare la catena di morte? Ogni Paese ha i suoi problemi e le sue crisi pi\u00f9 vicine. Ma Aleppo \u00e8 questione d\u2019umanit\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>E da un punto bisogna pur partire per risolvere questa guerra&#8230; Come non ringraziare questo giornale coraggioso, &#8220;Avvenire&#8221;, e il suo direttore, per aver ricordato ad alta voce che Aleppo esiste ancora e pu\u00f2 salvarsi? Ogni tanto parlo per telefono con un amico aleppino e gli racconto gli sforzi per la sua citt\u00e0. Qualche tempo fa, mi ascoltava con un filo di speranza. Oggi dice: \u00abQui non cambia niente, e va tutto peggio\u00bb. Sento, imbarazzato, che ha ragione. Questa citt\u00e0 era un ponte tra mondi. Il ponte \u00e8 spezzato.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00c8 logico che lo distrugga chi vuole la guerra di religione. Ma lasciarlo cadere \u00e8 assurdo per chi crede in un mondo di convivenza. La morte di Aleppo \u00e8 una vergogna. Bisogna fare un salto d\u2019iniziativa, e in fretta: salvare Aleppo. Com\u2019\u00e8 possibile che non ci sia la possibilit\u00e0 di un\u2019azione? Che non ci sia un governo, un uomo di Stato, capace di innescare questo processo?<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su Aleppo non ci sono novit\u00e0, se non negative. La citt\u00e0 \u00e8 un ammasso di rovine: divisa in due, come una Berlino d&#8217;Oriente. 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