di Redazione

09/03/2019 L’intervista a Riccardi sull’Europa «Non sarà un’elezione a distruggerla»

di Redazione

Fonte: Eco di Bergamo

Inizia sabato 9 marzo con l’intervista di Alberto Bobbio ad Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, un’ampia inchiesta de «L’Eco di Bergamo» sull’Europa, otto interviste ad altrettante grandi figure della politica e della cultura, protagonisti di primo piano del dibattito nazionale e internazionale.

Quando il 21 maggio 2009 gli consegnarono ad Aquisgrana il Premio Carlo Magno, cioè il riconoscimento più evocativo per chi crede cocciutamente nell’Europa, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, spiegò, ricordando Alcide De Gasperi, che l’Europa è una necessità, un destino storico. Ma già dieci anni fa, un secolo a vederla oggi, Riccardi metteva in guardia dalla «pericolosa tendenza alla frammentazione e al localismo», discorso allora inquietamente premonitore, ma al tempo stesso profetico: «C’è paura d’Europa tra la gente che si sente espropriata da un mondo globalizzato. C’è timore che l’Unione voglia imporre i suoi modelli di vita. C’è disaffezione nei confronti di istituzioni che appaiono lontane, anche se siamo alla vigilia di un voto europeo. Europa sì, ma come condominio, senza l’urgenza della storia. Un’Europa, non passione e sogno, ma sfondo remoto alle politiche nazionali e locali. Non si può solo condannare questi atteggiamenti che vanno compresi: donne e uomini spaesati in un mondo globalizzato si rifugiano nel loro heimat».

Professore oggi siamo alla vigilia di un’altra elezione europea e tuttavia siamo ancora in una situazione come quella che lei descrisse dieci anni fa. O siamo scivolati ancora di più dentro l’heimat, dentro la piccola casa, la piccola patria, il mitico luogo natio?

«Non illudiamoci, stiamo peggio e l’Europa rischia di uscire dalla storia del mondo. Il nostro heimat non dura a lungo senza Europa e un mondo sovranista non conviene a nessuno».

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