05/01/2020 L’incontro tra papa Francesco e António Guterres: cerchiamo insieme l’unità, nessuno può salvarsi da solo

di Redazione

Il messaggio di Bergoglio e del segretario generale dell’Onu: la crisi attuale nasce dalla mancanza di una coscienza condivisa del bene comune. L’editoriale di Andrea Riccardi

Il segretario generale dell`Onu António Guterres ha visitato papa Francesco in Vaticano. Non è stato un incontro protocollare. Guterres ha una lunga esperienza, non solo come politico portoghese ed europeo: prima dl guidare l’Onu, è stato Alto commissario per i rifugiati.
Nei colloqui romani, il segretario non ha nascosto le preoccupazioni per la fragilità della pace in tante parti del mondo e per il disimpegno di molti Paesi sulle questioni ecologiche.
Bergoglio e Guterres hanno lanciato due messaggi convergenti al mondo: «In questi tempi turbolenti e difficili dobbiamo stare insieme per la pace e l’armonia», ha dichiarato il segretario, sottolineando il ruolo di Francesco sulle grandi tematiche del bene comune: la pace. l`ecologia, i rifugiati.
La grande crisi del nostro tempo è la mancanza di una coscienza condivisa del bene comune, sempre più necessaria nel mondo globale: nazionalismi, sovranismi, difesa degli interessi particolari spingono in tutt’altro senso e illudono che, da soli, ci si può salvare e si può guadagnare. Chiesa e Nazioni Unite hanno una visione non parziale del mondo, pur nella differenza di prospettive. È una visione rispondente alla realtà globale più delle illusorie prospettive nazionalistiche o suprematiste. Francesco appoggia la diplomazia del dialogo e delle organizzazioni internazionali: «È indispensabile per costruire un mondo pacifico». Non è una posizione politicamente corretta, ma discende dalla storica convinzione della Chiesa dell`unità del genere umano: «Riconosciamoci membri di un’unica umanità», ha detto il Pontefice, e prendiamoci cura della nostra Terra che, generazione dopo generazione, ci è stata affidata da Dio in custodia perché la coltiviamo e la lasciamo in eredità, ai nostri figli.

CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG >