17/11/2019 lus culturae, quando lo studio diventa via maestra d’integrazione

di Andrea Riccardi

Fonte: Famiglia Cristiana

Nella scorsa legislatura, c’è stata una proposta di legge che prevedeva l`acquisizione della cittadinanza per nati in Italia con almeno un genitore che avesse il permesso di soggiorno permanente. Purtroppo, la proposta, approvata alla Camera, non è andata avanti al Senato. Un grave errore dell’allora maggioranza. Ma oggi va ripresa e rilanciata. L’editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

Per il nostro Paese il problema non è chi arriva ma chi va (nel 2018, 150 mila connazionali sono andati all’estero). Tra i bambini che escono da una scuola ne vediamo tanti ormai che non hanno i tratti somatici degli italiani. Alcuni, non molti, sono adottati. Ma la maggior parte sono figli di immigrati, spesso nati in Italia. Studiano con i bambini italiani, giocano con loro, guardano il futuro insieme, che sarà quasi sicuramente nel nostro Paese.
Eppure mancano di qualcosa: la cittadinanza italiana. Gli è stata negata da una politica che teme gli umori dell’elettorato e che spesso evoca il fantasma della presunta invasione degli stranieri. Ma quale invasione? Con la nostra crisi demografica, con il bisogno di lavoratori, con la necessità delle famiglie di essere aiutate dalle “badanti”, abbiamo bisogno di migranti in Italia.

Non mi stancherò mai di ripetere che il principale problema italiano sono i nostri connazionali che vanno a vivere all’estero (circa 150 mila nel 2018) e non quanti vengono in Italia, cioè gli immigrati. L’emigrazione degli italiani, particolarmente quella dei giovani, ci interroga sulla scarsa attrattività del nostro Paese. E poi i bambini, cui è negata la cittadinanza, sono cresciuti nel nostro Paese, parlano italiano e si sentono italiani. Non riconoscerli come cittadini è una contraddizione che blocca il processo di integrazione in cui sono immersi con le loro famiglie. Preferiamo confinarli nei ghetti piuttosto che inserirli nella nostra comunità nazionale?

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