20/10/2019 Povera Siria! Si è aperto un altro capitolo di una guerra infinita che dura dal 2011

di Redazione

Fonte: Famiglia Cristiana

In un quadro internazionale, in cui manca un ordine e in cui non c’è più un Paese guardiano (com’erano gli Stati Uniti), occorre che ciascuno si prenda le sue responsabilità. L’editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

Povera Siria! Si è aperto un altro capitolo di una guerra infinita che dura dal 2011. Poveri curdi siriani! La regione semiautonoma nel Nord del Siria, il Rojava, sta scomparendo sotto l’offensiva turca. Con i curdi, sono travolti parecchi cristiani, rifugiatisi qui dopo la Prima guerra mondiale e le persecuzioni nell’Impero ottomano, fuggendo dalla Turchia. Il mondo di Rojava sarà spazzato via? Sembra di sì, se guardiamo a quanto successo nell’enclave curda di Afrin, occupata dai turchi nel 2018, insieme alle milizie arabe, l’esercito libero siriano estremista e qaedista.
Ad Afrin (dal 2012 unito al Rojava) l’esercito libero siriano ha condotto epurazioni etniche. I curdi sono stati in parte allontanati. I cristiani della città, circa 3 mila, sono scappati e l’unica chiesa bruciata.
Gli yazidi, circa 30 mila, hanno subito violenze e sono fuggiti, temendo il ripetersi delle truci storie del Sinjar, in Iraq, con l’occupazione di Daesh. Nel Rojava ora è il caos.
È stata assassinata Hevrin Khalaf, leader politico curdo e attivista per i diritti delle donne. Circolano i video del brutale assassinio. Sotto i colpi degli occupanti, turchi e arabi radicali, crolla la costruzione democratica realizzata dai curdi.
Crolla il sistema carcerario, che deteneva in prigioni o campi i miliziani di Daesh (tra cui i foreign fighters) e i loro familiari. Alcuni sono fuggiti e rappresentano un grave pericolo.
Con il Rojava, i curdi, la più grossa minoranza in Medio Oriente senza uno Stato, avevano trovato una forma di autonomia di fatto in SiriaI soldati curdi (uomini e donne) avevano combattuto una battaglia per tutti (l’Occidente prima di tutto) contro Daesh, lasciando sul terreno tanti caduti.

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