08/05/2019 Addio al fondatore dell’Arche. Vanier e il mistero della “forza” debole

di Redazione

Fonte: Avvenire

Jean Vanier si è spento l’altra notte, dopo parecchi mesi di malattia, vissuta con un grande desiderio di vita, ma anche confrontandosi lucidamente nella fede con l’ombra della morte. Aveva scritto in un testo, pieno di sapienza esistenziale: «Nelle società odierne è impressionante il nesso esistente tra il rifiuto di guardare la morte in faccia e una grande paura della fecondità». Il fondatore dell’Arche e di Foi et Lumière aveva messo la debolezza al centro: l’amicizia con i poveri, i disabili, i feriti della vita. Aveva scelto la debolezza come modalità di presenza nei crocevia del mondo: la fragilità della sua figura simpatica ma spoglia; la povertà e l’amicizia che lo caratterizzavano; la debolezza della parola, senza retorica ma capace di toccare il cuore.

Così, quest’amico dei disabili, instancabile organizzatore della loro convivenza con gli altri, è stato un ascoltato testimone del Vangelo in tante occasioni. Gli scritti che ci lascia manifestano, in parte, l’ampiezza della sua predicazione itinerante nel mondo. Nella debolezza, aveva trovato la chiave di lettura del Vangelo. Citando la “parabola del regno” di Matteo 25, scriveva: «Vivere con il povero è vivere con Gesù». «Gesù è il povero», concludeva. Gioiva del messaggio centrale di papa Francesco sui poveri.

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