26/01/2020 La risposta all’antisemitismo? Più cultura, più conoscenza

di Redazione

Fonte: Famiglia Cristiana

Anche la Chiesa può avere un ruolo decisivo, facendo crescere l’amicizia con i nostri “fratelli maggiori”

L’antisemitismo non è morto, anzi è minaccioso. Si pensi all’attacco che ha ucciso due persone a Halle, in Germania, condotto a ottobre da un giovane neonazista, Stephan Balliet, che ha tentato di fare una strage nella sinagoga. Nel video girato dallo stesso criminale dice: «La radice di tutti i problemi sono gli ebrei». Le idee complottiste e antisemite purtroppo circolano ancora. Non basta consolarsi con il fatto che sono diffuse in ambienti ristretti. Ispirano azioni e avvelenano la società.

Nel mondo globale, complesso e contraddittorio, c’è una domanda di spiegazione: taluni la trovano nell’idea di una “congiura” ebraica per dominare la società attraverso un’influenza occulta sull’informazione, le banche, la politica, e praticando il razzismo, specie in Medio Oriente. È un’interpretazione rilanciata dai Protocolli dei savi di Sion, falso antisemita uscito nel 1903. Eppure questo best seller ha conosciuto un’impressionante diffusione che continua oltre il ’900. Nel XXI secolo, l’antisemitismo cresce ancora. Com’è possibile dopo la Shoah?

Per l’Italia, basti pensare alle leggi razziste e antisemite di Mussolini nel 1938. E poi alla Shoah, quando furono deportati dall’Italia e dalle zone sotto controllo italiano più di 8.500 ebrei: ne tornarono poco più di mille. In Italia altri 300 ebrei furono uccisi. E alla loro cattura collaborarono i delatori italiani e i fascisti. La memoria dovrebbe preservare, ma non è così. Anzi, espressioni e atti antisemiti assumono talvolta incredibilmente un significato contestativo del politically correct.

L’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea ha segnalato la crescita di episodi nel 2018: da 130 nel 2017 a 197. L’antisemitismo (131 casi) si sviluppa via Web, spesso anonimo. Abbiamo visto anche impressionanti espressioni del linguaggio antisemita negli stadi. La demonizzazione degli ebrei o di Israele è un capitolo base della cultura dell’odio che si comunica pure tra i giovani. In Italia non è questione dell’islam come in Francia.

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