03/01/2012 L’urgenza di tornare ALLA PASSIONE POLITICA

di gigasweb

Fonte: Famiglia Cristiana

IL RUOLO DEI CATTOLICI IN QUESTA FASE STORICA

La crisi non finisce. I giovani faticano a trovare lavoro. Le famiglie fanno i conti con stipendi sempre uguali e costi in crescita. Per molti italiani è la stagione dei sacrifici; per altri il futuro è buio. I dibattiti della politica sono lontani dal vissuto faticoso. Il voto alle elezioni amministrative ha avuto anche un carattere di protesta. O la protesta si è fatta astensione. Sono costanti gli appelli della Chiesa per un nuovo impegno dei cattolici in politica, specie giovani. La Chiesa è portatrice di una sensibilità sociale responsabile: la moralità della politica, il bene comune, l'affermazione del valore della vita e della famiglia, una politica sociale attenta ai più deboli.

È indubbio che l'attuale sistema elettorale non favorisce l'inserzione "libera e responsabile" in politica: gli eletti rispondono al leader che li ha scelti, non agli elettori. È una strozzatura grave della democrazia. Una riforma del sistema è un passo prioritario per un nuovo respiro della politica. Ma non basta solo cambiare le regole.

In un Paese che è stato guidato per mezzo secolo dalla Dc (votata da tantissimi cattolici su indicazione della Chiesa), è facile pensare a una rinata forza cattolica. Sono passati i tempi in cui la Dc era considerata un "mostro". Oggi, però, la realtà non è quella degli anni Quaranta. Non crolla un regime, anche se si apriranno vuoti. La Chiesa è diversa da allora. I cattolici sono abituati al pluralismo partitico, anzi vivono una diaspora che li ren de presenti in tutte le forze. Forse la Chiesa stessa non amerebbe vedersi alle prese con un partito di cattolici (magari piccolo); ma tende a un dialogo articolato con una politica rinnovata. Se la politica vuol dialogare. Il rischio è l'irrilevanza, nonostante la dottrina sociale. Del resto la politica non ha recepito le istanze della Chiesa per un impegno per la famiglia (a fronte della forte denatalità italiana). Non con la "seconda" Repubblica, dopo il disimpegno della "prima", pur in altre condizioni.

Il passaggio è stretto per la Chiesa: tra il rischio di non incidere o partorire un "topolino" partitico cattolico. La soluzione non è in laboratorio o in una qualche strategia coltivata da pochi (ma chi?). C'è bisogno di un di più di pensiero che corra incontro alla politica e si intersechi con le emergenze del Paese. Non c'è l'emergenza drammatica della ricostruzione e della sfida comunista di ieri. Ma l'emergenza dello sfilacciamento nazionale, silenzioso e profondo. Il nemico non viene da fuori (comunisti ieri, oggi stranieri, rom…) ma da noi e dal nostro grigiore. Un patrimonio di idee e valori è una chance. Ma deve far maturare una visione, che provochi e risvegli il mondo della politica e la passione politica.

Un ciclo è finito. Niente sarà simile agli anni passati. Se non ci sarà un innesto vitale, sarà peggio, anche perché premono nuovi appuntamenti con la storia globale.

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